Alla ricerca del drago

Sono le foglie del sambuco le prime a colorare l’orizzonte della pianura, quando si scrolla di dosso il torpore dell’inverno; al timido tepore i prugnoli si vestono di migliaia di meravigliosi fiori bianchi, primi sbadigli della primavera, giornate ideali per inforcare la bicicletta e lanciarsi in un’avventura: alla ricerca del “drago”…

Punto di partenza il medioevale borgo di Soncino, ma lasciamo che la leggenda tramandata da memoria d’uomo, trascini la nostra fantasia nella mitologia.

La storia
“Tanti anni fa c’era un lago
 così grande e profondo che tutti lo chiamavano itinerario_valerio_250_4mare. Città e borghi si affacciavano sulle rive del lago Gerundo, la gente raccontava che nel lago vivesse un drago di nome Tarantasio, enorme e feroce, più grande d’un elefante, con la bocca grandissima, rossa e un’infinità di denti aguzzi; il suo alito era infuocato e abitava le paludi del lago, lo spaventoso essere terrorizzava gli abitanti del lago…

Nel lago vivevano anche le Anguane, misteriose e leggendarie creature che i testimoni descrivevano come sirene d’acqua dolce. Una notte d’estate del 1299, il cielo diventò nero annunciando una terribile burrasca, fu allora che Eginaldo, giovane coraggioso, chiamò i suoi compagni ed armatisi di lance s’imbarcarono per catturare il drago.

Sterlenda, bella e gentile innamorata di Eginaldo, pregò stringendo preoccupata le mani al petto. Tutti tornarono sani e salvi, ma il mostro non venne catturato. Fu così che irritato dagli uomini il drago riempì di alito denso, nebbioso e puzzolente le rive del lago, si diffuse una grave pestilenza e molti uomini morirono.

La gente disperata fece un voto: se le disgrazie fossero cessate, avrebbero costruito una chiesa in onore di San Cristoforo. Nella notte del 31 dicembre le acque iniziarono a ritirarsi e nel giorno di Capodanno il lago Gerundo si prosciugò completamente, sul fondo oramai asciutto rimase una costola enorme: era una costola di drago lunga più di due metri…”
La costola esiste ancora.

Arroccato sull’antico argine dell’Oglio, Soncino conserva intatta l’atmosfera medioevale con le massicce mura fortificate da torrioni circolari in cotto che circondano l’antico borgo sovrastato dalla rocca sforzesca eretta nel XV secolo e perfettamente conservata.
Ermanno Olmi la scelse per il film “Il Mestiere delle Armi”.

Innumerevoli sono i percorsi artistici e gli angoli affascinanti che si scoprono passeggiando per le vie, fra mulini, case torri, l’antica stamperia ebraica ora museo e lungo il fossato in parte ancora colmo d’acqua. A tutto questo si accompagna la visita alle opere d’arte conservate nelle chiese racchiuse nel cuore del borgo o sparse nelle verdi campagne sulle anse del fiume.

Il percorso

La nostra partenza
 non può avere miglior palcoscenico che il piaitinerario_valerio_250_3zzale dinnanzi al ponte levatoio del bellissimo castello, da qui saliti in sella al nostro cavallo meccanico cominceremo a pedalare scendendo al borgo di sotto costeggiando la cerchia delle imponenti mura da dove ammiriamo la rocca sforzesca in tutta la sua maestosità.

Prima della fine del borgo di sotto giriamo a sinistra seguendo l’indicazione della chiesa di S. Maria delle Grazie, gioiello rinascimentale, oltre la chiesa la strada diventa sterrata e si inoltra nel verde della campagna per poi piegare sulla destra e riportarsi sulla statale; noi invece imboccheremo il viottolo ombreggiato dagli alberi e fiancheggiato dal naviglio che porta dopo qualche chilometro a Villacampagna.

Sarà il silenzio e una magnifica vista sulla verdissima pianura ad accompagnare le prime pedalate, rapiti subito dalla bellezza del paesaggio.
Prima di uscire dal paesetto di Villacampagna imbocchiamo sulla nostra sinistra la via Maggiore, appena oltre le ultime case, la strada scende, la sensazione è proprio di entrare sul fondo d’un lago, due piccoli stagni fiancheggiano la strada: “siamo nel mitologico lago Gerundo” dove in tempi lontani, dimenticati dalla memoria d’uomo, s’aggirava il drago…

E’ un panorama magnifico, all’orizzonte i cascinali sorgono dal verde come isolotti, forse le isole delle Anguane le sirene d’acqua dolce, come vuole la leggenda. Si pedala mentre rogge ricche d’acqua corrono veloci alimentate dai tantissimi fontanili. Dopo un poco la strada si divide, noi gireremo sulla destra per poi incrociare un nastro d’asfalto e i cartelli con il segnavia dell’itinerario cicloturistico delle Città murate.

Seguendo le indicazioni, dopo un tragitto nel fondo del “lago Gerundo”, saliremo al paitinerario_valerio_250_5ese di Genivolta che ci appare come se davvero fosse stato edificato sulle sponde del mitologico lago. Attraversata la statale, i segnavia ci accompagnano alla località “Tomba Morta”, conosciuta anche come “Tredici Ponti”, è un tratto ciclabile di rara bellezza fra innumerevoli canali irrigui. La bella strada campagnola incontra il santuario del “Riadello” per poi portarci nel cuore di Soresina.

Superato il centro storico andiamo alla ricerca della nostra via di pedalata che ritroviamo in via Persiana; dopo il passaggio a livello siamo di nuovo in aperta campagna. La sterrata ci accompagna per qualche chilometro sino ad incrociare la statale ove gireremo a sinistra in direzione di S. Maria dei Sabbioni, subito fuori dal villaggio sovrastato dalla chiesa, i nostri segnavia ci invitano a percorrere la strada detta dei Lamperricordata anche come “Strada Regina”.

Sbucheremo al paese di San Bassano, ove, superato il ponte sul fiume Serio, inforcheremo la ciclabile che corre sull’argine sino ad incrociare il nastro d’asfalto che conduce alla frazione di Ferie per poi inoltrarci nella valle del fiume Adda e arrivare a Formigara. Nelle fredde sere di fine gennaio a Formigara si rispolverano le antiche usanze, la gente del paese si raduna dinnanzi al sacrato della chiesa per “cantare la Merla” .

L’ultimo tratto di percorso corre fra il parco dell’Adda e del Seriitinerario_valerio_250_6o Morto sino ai possenti bastioni in cotto della Città Murata di Pizzighettone. Come Soncino anche Pizzighettone non ha perso l’armonia medioevale, le mura in cotto e il fiume Adda ancora difendono l’antico borgo che conserva casematte, portali, fossato, camminamenti, palazzi e chiese.

Col nostro destriero meccanico abbiamo cavalcato nel fondo del lago Gerundo, siamo passati fra le valli dell’Oglio, del Serio e dell’Adda; ora possiamo rientrare a Soncino, ma…non senza aver visto la “costola del drago” conservata nella sacrestia della chiesa di San Bassiano…

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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