Castelponzone, piccola perla della Bassa

Passeggiata in questo antico borgo fortificato

Castelponzone - foto di Luciano Zanoni
Castelponzone - foto di Luciano Zanoni

Bassa Cremonese – Per ritrovare i caratteri della ruralità lombarda, per cercare i segni della millenaria agricoltura delle Basse, intrisa di fatiche e di valori, non basta aggirarsi nelle vie e nelle piazze dei paesi capoluogo di comune. In essi, anche se di modeste dimensioni, per la persistenza delle istituzioni civili e religiose, per la concentrazione dei servizi e delle attività produttive essenziali, si è trasferita negli ultimi decenni gran parte della popolazione del territorio.

Ne sono conseguite espansioni urbanistiche e ristrutturazioni edilizie che ne hanno cambiato la fisionomia, in molti casi alterando e distruggendo fabbricati di cui spesso non si è compreso il significato e il pregio architettonico, quasi sempre legati alla civiltà contadina. Nello smarrimento generale, questo lascito di storia materiale e di sentimenti, lo si rintraccia facilmente nelle cascine e nelle piccole frazioni.

Sono le dimore dei braccianti e le case padronali, i porticati e i fienili, le stalle voltate sostenute da colonne in pietra e gli archi a tutto sesto in mattoni, le barchesse e i granai, le paserere e le colombaie, le pompe con i loro navelli e gli abbeveratoi, i portali d’ingresso con qualche pretesa artistica in segno di buona accoglienza, le santelle, le immagini sacre murali sbiadite e gli oratori campestri, che se va bene, si aprono una volta all’anno. E così via elencando, senza omettere di ricordare la varietà delle soluzioni e degli stili, la peculiarità di ogni caseggiato che lo rende unico e riconoscibile fra gli altri.

Si tratta di un patrimonio immenso mai catalogato, in gran parte abbandonato a se stesso, che si va deteriorando col passare del tempo, i cui messaggi svaniscono nella memoria collettiva col succedersi delle generazioni. Quante saggezza rivelano quei mattoni rossi, messi a nudo dal crollo degli intonaci! Quanta abilità spicciola e quanto gusto si nascondono nella ordinata disposizione di spazi e volumi!

Se il preesistente è così facilmente qualificabile, le costruzioni dell’ultima generazione sono anonime e del tutto insipide. Non hanno il tratto incantatore, non attirano l’attenzione, scorrono davanti agli occhi senza lasciare traccia. A ben studiarli, i fabbricati antichi, saprebbero ancora ispirare architetture e ambienti godibili; sia pure attualizzate le loro intuizioni concorrerebbero nel loro insieme a comporre paesaggi abitati in armonia con la natura.

Queste estemporanee riflessioni mi passano per la mente passeggiando nelle vie di Castelponzone, borgo di sapore rinascimentale, frazione del comune di Scandolara Ravara nel casalasco. A differenza di altri luoghi, qui il tessuto umano, pur lacerato, resiste tenacemente, segno di attaccamento alla propria terra, e si manifesta col progressivo recupero dei fabbricati, col restauro delle facciate, con la sistemazione dei selciati. Ci si è resi probabilmente conto che ne vale la pena, che ne guadagna la qualità della vita.

Castelponzone, antichissimo borgo fortificato che non dipendeva dal comune di Cremona, venne infeudato alla famiglia Ponzone nel 1416. Spianate le mura e colmato il fossato che lo circondavano, resta la strada di circonvallazione che ne ricalca il tracciato. All’interno la struttura urbanistica caratterizzata da isolati regolari. Delle due porte di accesso rimane quella meridionale col passaggio carraio centrale, la pusterla e tracce degli attacchi del ponte levatoio.

La settecentesca parrocchiale dedicata ai Santi Faustino e Giovita, contiene una Santa Lucia del Genovesino. Di notevole interesse ambientale la via centrale con i portici risalenti alla fine del XVI secolo, sotto i quali un tempo si aprivano osterie, negozi e botteghe artigiane. Un palazzo-cascina con un torrione merlato e un elegante porticato cinquecentesco, è quanto rimane del castello, trasformato in nobile dimora dagli Ala Ponzone.

La villa, conosciuta come Convento dei Serviti (anche se non ha mai conosciuto funzioni religiose), con il suo porticato architravato poggiante su colonne doriche e il suo impianto ad U, costituisce un buon esempio di residenza signorile settecentesca. Il resto sono abitazioni rurali che si allineano nei vicoli stretti e negli slarghi, spesso abbellite da balconi e finestre fiorite. Il tutto immerso nella quiete della Bassa cremonese prossima al Po.

Castelponzone andava famoso un tempo per la coltivazione della canapa, dalla quale i valenti artigiani locali traevano funi che venivano esportate anche Oltralpe. Il paese ha anche dato i natali ad Andrea Donelli, uno dei Mille garibaldini che hanno fatto l’Italia. Da sempre comune, Castelponzone perse la sua autonomia nel 1934 con l’aggregazione alla vicina Scandolara Ravara.

Parzialmente svuotato durante l’esodo dalle campagne, qui la storia non è cessata come in altre parti. Sorretti dall’amore per il proprio paese, i residenti hanno trovato tante ragioni per restare. Una scelta lungimirante vista in tempi di rivalutazione dei piccoli centri.

Era una domenica pomeriggio quando abbiamo curiosato nelle strade di Castelponzone; sotto i portici quattro donne anziane sedute intorno ad un tavolo giocavano tranquillamente a carte scambiandosi esperienze di vita; i bambini erano altrove a sfidarsi nel gioco del pallone; di uomini neppure l’ombra.

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