Il signore del tempo

Pozzaglio (Cremona) – Se dal fondo dell’orto della vecchia casa colonica, dove vive il signor Pieraugusto, guardi l’orizzonte, il Torrazzo, il campanile più alto d’Italia, lo vedi là nel mezzo della pianura come un faro che ha indicato per secoli la via ai pellegrini e ha battuto il ritmo della quotidianità.

Da qui non le senti le campane che scandiscono l’ora e non scorgi il grande orologio astronomico con le costellazioni zodiacali attraversate dal moto del sole e della luna, percepisci lo scorrere del tempo dalla diversa angolazione della luce del sole che illumina la grande torre campanaria come un gigantesco gnomone di una meridiana.

Da qui non vedi la bella mostra che il Comune ha voluto dedicare a quel genio misconosciuto qual è Janello Torriani, un altro indiscusso signore del tempo e di altre meraviglie.

Pieraugusto Grisoli, che ha una passione geniale per gli orologi astronomici, abita qui nella campagna cremonese, nel piccolo borgo agricolo di Pozzaglio, una manciata di case e cascine nel verde della pianura tagliata a quadretti come una sfoglia per dolci da canali irrigui dai nomi celebri dei costruttori e mille fossi che bagnano dal tempo dei benedettini la fertile terra tra il fiume Po e l’Oglio.

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L’orto di Pieraugusto confina con due laboratori: il primo per il ferro battuto è posto il fondo per non offendere la calma silenziosa della pianura col battere del martello sull’incudine o con il tonfo del piccolo maglio che ha modellato il ferro in opere d’arte uniche, senza una saldatura o una vite. Il secondo per la costruzione di orologi, una sorta di officina del genio, con torni e macchinari di precisione molti costruiti e inventati, da dove escono orologi astronomici e solari in ottone ad alta precisione e finemente intarsiati.

Nulla è in vendita, Pieraugusto non lavora per vendere, ma dar voce all’impulso creativo che pervade da sempre la sua vita, ora che da anni è in pensione si dedica totalmente allo studio che tempo, un’ossessione dagli albori della vita dell’uomo, riproducendo antichi orologi solari, ideando e costruendo orologi meccanici che calcolano con certosina precisione ore, minuti, fasi lunari, movimento delle costellazioni, giorni e santi, mossi da congegni meccanici o ancor più sorprendente con il moto perpetuo dell’acqua.

Con Pieraugusto Grisoli m’incontro in una mattina d’estate, oltrepassato il cancello sotto il porticato un grande e complicato orologio dopo poco batte le ore, t’accoglie nella casa del tempo, subito dopo la dolce musica d’un carillon invade l’aia, la musica vortica attorno alla vera da pozzo sovrastata da una corona in ferro battuto, una delle tante opere d’arte. Dinnanzi a un genio si ha quasi un timore reverenziale, ma Pieraugusto ti mette subito a tuo agio e t’incanta con suo parlare pacato, dal ritmo lento e forbito quasi ritmato come il ticchettio perfetto degli ingranaggi che muovono l’antico orologio.

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Non siamo alla corte dei Medici, signori di Firenze al tempo di Leonardo e nessun mecenate sostiene l’arte e la genialità di quest’uomo nato tra la nebbia e l’afa della grande pianura e tantomeno si interessano a lui i grandi media impegnati molte volte a rincorrere le brutture del nostro tempo.

Pieraugusto Grisoli meriterebbe una puntata di Quark, ma non rientra nel suo stile far tanto chiasso, i suoi lunghi studi sulle macchine del tempo che hanno accompagnato il progresso umano provengono da un’incline amore per la storia e la meccanica. Ma dallo studio alla realizzazione ne passa, creare un orologio che funzioni con il solo peso dell’acqua che scorre perenne e nuove una serie infinita di ingranaggi è frutto di calcoli e di una manualità incredibile, il suo orologio astronomico ad acqua in vent’anni di movimento non ha sbagliato un minuto.

Sull’aia il caldo dell’estate incomincia a cuocere il giorno, oltrepassiamo la porta di casa, la frescura difesa dalle spesse mura della vecchia casa scaccia la calura e aumenta la mia curiosità, l’aria della grande sala dove ci accomodiamo è invasa da una miriade di ticchettii che convogliano in uno scroscio di scampanate e trilli di campanelli allo scoccare dei quarti d’ora.

La casa del signore del tempo. In una stanza sono raccolti orologi che raccontano l’evoluzione del calcolo del tempo, dai primi che sostituirono le meridiane, all’astrolabio che per più di mille anni fu usato per calcolare le ore, la posizione dei corpi celesti, la misura d’una valle o l’altezza d’un edificio, era l’unico strumento di navigazione insieme alla bussola prima dell’arrivo del sestante. Ogni orologio è stato frutto di studi, progetti e calcolati poi realizzati; seduto, incantato ascolto e intraprendo un viaggio nella storia dalla percezione del tempo.

Incredibile è scoprire da quale semplicità abbia inizio il complicatissimo lavoro di Pieaugusto Grisoli che dall’idea alla realizzazione transita dal pensiero matematico a una manualità perfetta, concentrando una dote di genialità in un’unica mente; il tutto parte da una concezione “elementare”, cioè dagli elementi primitivi intesi come terra, aria, acqua, fuoco in cui si intersecano le coordinate di spazio e di tempo che regolano la nostra vita.

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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