La riforma delle Bcc: Cassa Padana è pronta al futuro

Il Consiglio dei ministri di mercoledì 10 febbraio ha approvato un decreto legge contenente misure urgenti per la riforma delle banche di Credito Cooperativo.

I contenuti sono stati illustrati dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e dal ministro per l’Economia Pier Carlo Padoan in una conferenza stampa disponibile online. 

Obbligo per le BCC è quello di aderire a un gruppo bancario cooperativo che abbia come capogruppo una società per azioni con un patrimonio non inferiore a 1 miliardo di euro.

La Bcc che non intende aderire ad un gruppo bancario, può farlo a condizione che abbia riserve di una entità consistente (almeno 200 milioni) e versi un’imposta straordinaria del 20 per cento sulle stesse riserve. Non può però continuare ad operare come banca di credito cooperativo e deve deliberare la sua trasformazione in società per azioni.

“Il provvedimento del Governo”, afferma Vittorio Biemmi, presidente di Cassa Padana,a una prima e parziale lettura, recepisce i principi alla base della mobilitazione sviluppata in questi mesi dalla Cassa riguardo la riforma stessa.

Siamo sempre stati convinti che il presupposto ineludibile di qualsiasi progetto di riassetto del credito cooperativo dovesse essere la scelta libera e responsabile delle banche che sono nella condizione di poterla compiere.

Democrazia, stato di diritto, libertà economiche, diritti dei soci non possono essere lesi in modo irreparabile con una soluzione imposta obbligatoriamente per legge, senza la previsione di alternative reali e effettivamente praticabili.

Tutto questo a maggior ragione vale se la soluzione verso la quale si sta andando sembra quella del Gruppo Unico. Sappiamo che libertà e responsabilità non discendono dall’alto, non sono un diritto a prescindere. Bisogna continuamente dimostrare che si è in grado di meritarle. In passato sono state le molle delle banche di credito cooperativo e lo sono tuttora. Una scelta obbligatoriamente imposta dall’alto, qualunque sia, tradisce lo spirito di queste banche, mortificandone il senso più profondo. Ne spegne la spinta propulsiva, la motivazione intrinseca”.

“Il percorso di cambiamento, per cui ci siamo preparati, è arrivato al momento topico”, spiega Luigi Pettinati, direttore generale della Bcc di Leno.

Luigi Pettinati, direttore generale Cassa Padana
Luigi Pettinati, direttore generale Cassa Padana

“Tutto è ancora in divenire, niente è ancora certo” aggiunge, “in questo momento l’asse portante della riforma del credito cooperativo è però stato delineato da parte del Governo. Siamo consci che cambiamenti radicali o mutamenti di scenario sono possibili e siamo preparati anche a questo. Riteniamo tuttavia importante aggiornare costantemente, così come abbiamo sempre fatto in questi mesi.

Il testo della riforma emanato dal Governo riconosce il diritto di una banca a poter scegliere, a determinate condizioni e se in grado di poterlo fare, dal punto di vista del quadro tecnico, delle risorse disponibili, dei volumi, dell’organizzazione.

Si tratta di un principio elementare di democrazia e anche di buon senso. Qualsiasi unione forzata, fondata sull’obbligo, difficilmente è destinata a durare nel tempo. L’alternativa al Gruppo unico, secondo quanto emerge da una prima analisi, è certamente una via ardua e impegnativa, ma è praticabile.

La battaglia sarà ancora lunga. Siamo solo all’inizio, anche se il provvedimento del Governo rappresenta certamente un passaggio importante, se non decisivo.

E poi appare sullo sfondo la vera battaglia, una volta che l’alternativa fosse effettivamente certa: dimostrare nei fatti che quella è stata la scelta giusta per la banca, ma soprattutto per le comunità locali dove opera.
Che senso ha allora andare controcorrente? Non è certo per il gusto sadico delle cose complicate, dell’autonomia, della libertà o responsabilità a ogni costo.

Vittorio Biemmi, presidenbte di Cassa Padana, e il direttore generale Luigi Pettinati
Vittorio Biemmi, presidenbte di Cassa Padana, e il direttore generale Luigi Pettinati

Semplicemente non crediamo che il gruppo unico, fondato sull’obbligo, sulla deresponsabilizzazione delle casse, pur mantenendone in capo le responsabilità , sia una soluzione stabile e possibile. Perché non va alla radice dei problemi.

Vogliamo bene al movimento. Siamo cresciuti con i valori del movimento dentro di noi.
Sono i nostri valori. Ci siamo sempre sforzati, pur con tutti i limiti e gli errori che abbiamo potuto commettere nel tempo, di applicarli in concreto, sporcandoci le mani e non considerandoli parole, vuote di contenuti reali, da esibire in modo autoreferente solo in comunicati o convegni.

Viene prima la sostanza di quello che uno realmente è e fa, rispetto alla forma.

Non difendiamo di certo l’esistente. Tutti dobbiamo cambiare. Noi per primi. Dobbiamo cambiare per poter continuare a fare meglio quello che già facciamo, mantenendone nel contempo lo stesso spirito.
Lo schema, individuato nel decreto del Governo, secondo il quale la cooperativa scorpora le attività bancarie conferendole a una Banca Spa, risponde a queste esigenze di fondo.

Da una realtà, Cassa Padana come è attualmente, ne sorgono due: la cooperativa e la Banca Spa, in stretta relazione fra loro. Perché è una soluzione che vale la pena sperimentare? Ci sono molti argomenti a supporto. Ne accenno alcuni.

E’ la cooperativa che controlla la banca. Per sue caratteristiche specifiche, la governance della coooperativa può rimanere, come è l’attuale, radicata nei territori.

Lo spirito cooperativo è maggiormente tutelato se è la cooperativa a controllare la banca spa o se è la banca cooperativa a essere controllata da una Spa aperta al mercato, come avviene nello schema del Gruppo unico?

Dipende in concreto, ma l’impostazione più tutelante è la prima, anche dal punto di vista formale.
La cooperativa può sviluppare a pieno regime tutta l’attività di mutualità verso i soci, verso i territori e rispetto alla dimensione internazionale, svolgendo così di fatto in futuro un ruolo ancora più centrale nella promozione del bene comune, della coesione sociale, della crescita sostenibile dei territori.

logo-banca-credito-cooperativo

La banca ha più possibilità operative. E’ in grado in prospettiva di svolgere un servizio più efficiente e di intercettare più occasioni di marginalità nella gestione. Ha l’impronta valoriale data dalla cooperativa che la controlla.

La governance può essere quindi più tecnica, in linea con le complessità odierne del fare banca.
Il testo del decreto apre a questa possibilità su cui Cassa Padana da mesi sta già lavorando. A oggi non sappiamo ancora se il percorso arriverà in fondo, anche se il passaggio del Governo rappresenta una bella pietra miliare.

E’ giusto però iniziare, in misura seppur sommaria e a livello di idee di fondo, a condividere il progetto nel durante, consci che aggiustamenti o stravolgimenti sono ancora possibili in una situazione incerta e non ancora definitiva.

Siamo fiduciosi, ma anche realisti. E’ una soluzione cooperativa, intesa come intendiamo noi? Attraverso il cambiamento si rinsaldano i valori di fondo sottesi?

Diciamo di sì, ma saranno come sempre i fatti, cioè quello che effettivamente porremo in essere, a dirlo. E’ tutto da dimostrare, ma ci sono le condizioni per provarci, per sprigionare le migliori energie che abbiamo dentro di noi, non da ultima una rinnovata passione per il lavoro che svolgiamo”.

Per saperne di più

Sofferenze e Bcc, la riforma delle banche – Corriere della Sera

Ok alla riforma della banche - Italia Oggi

Via libera alla riforma del Credito cooperativo – La Stampa

Barbara Ponzoni
Barbara Ponzoni, laureata in lettere moderne. Scrive da sempre, per lavoro e per diletto. Attualmente è nella redazione di Popolis.it, Popolis rivista e VivereCremona.it.

NESSUN COMMENTO

Lascia il tuo commento


6 × = cinquanta quattro