Luigi Soldi e la nostra storia

Cella Dati – Luigi Soldi, 96 anni compiuto il primo marzo scorso, un pezzo di storia di Cella Dati, di Cremona e d’Italia. Ecco il resoconto di qualche ora passata insieme a parlare della sua storia e del suo piccolo paese.

 

Di Davide Mariotti

Qualche domanda preparata su un foglio, qualche domanda per farci raccontare come questo piccolo centro urbano sia cambiato nel corso dell’ultimo secolo.

Il signor Soldi ricorda come fosse ieri quando la via Giuseppina, che taglia il paese in due, ancora non era asfaltata, quando per poter raggiungere l’osteria non bisognava aspettare pazientemente svariati minuti prima di poter attraversare la strada tra una macchina e l’altra, quando ancora la gente si spostava in bicicletta, a cavallo o in carrozza. Quante ore passate a pedalare sulla pista ciclabile che collegava Cremona a Casalmaggiore durante il suo lavoro di mediatore di bestiame.

Racconta di quando Cella Dati era formata unicamente dalla famosa Villa, dalla chiesta, dall’osteria e dalla cascina. Una distesa di campi tutt’intorno. I tempi sono davvero cambiati: in quegli anni molte proposte di insediamento industriale venivano rifiutate dal comune per evitare che la manodopera contadina abbandonasse il lavoro agricolo per trasformarsi in operaia, quando la domanda di forza lavoro era superiore all’offerta.

Il caratteristico portico che si affaccia sulla via principale del paese era sede delle principali attività commerciali: il fabbro, il falegname, sono ancora visibili nel muro gli anelli a cui si legavano i cavalli in attesa del loro turno per essere ferrati. Ora tutte quelle porte sono chiuse, il commercio ovviamente è cambiato, ma restano un simbolo perfetto per indicare la tendenza alla scomparsa dei piccoli negozi artigianali e caratteristici di ogni zona a favore dei grandi centri commerciali.

Un episodio particolarmente interessante: era in bicicletta per svolgere la sua attività di mediazione, durante uno sciopero che a sua memoria durò per circa 40 giorni, e si trovò di fronte una quarantina di “bergamini” che giravano le stalle della zona per convincere gli altri bergamini ad aderire allo sciopero e quindi a non dar da mangiare al bestiame. Ovviamente ognuno faceva il proprio lavoro e lui si dovette adoperare per evitare che le povere bestie morissero di fame lasciandolo senza nulla da vendere, orgoglioso e fiero di essere il portabandiera del “CASATO SOLDI”.

Casato ideato dal nipote Soldi Fiorino quando il cognome lo salvò da un’esecuzione tedesca durante la seconda guerra mondiale (la madre di un soldato nazista era una Soldi) e che una volta terminato il conflitto, diventato giornalista, si impegnò a contattare gran parte dei Soldi nel mondo tramite l’aiuto delle varie ambasciate e radunarli, ogni anno fino ad oggi, per celebrare il cognome comune.

Tra un discorso e l’altro ovviamente non si poteva non finire a parlare della grande guerra, guerra che lo vide prima al fronte, poi prigioniero a Cefalonia, sottoposto ai lavori forzati in Polonia sotto i nazisti prima di intraprendere un lungo cammino durato mesi prima di trovare la liberazione per mano degli americani e poter essere riportato alla sua Cella Dati. Conclude dicendo che mai cambierebbe il suo paesino con altro posto al mondo, mai preferirebbe le grandi città alla tranquillità che trova nella sua campagna. Quante cose ancora da raccontare, quanta voglia di raccontarle.

La nostra storia è Luigi Soldi, come lo sono tutte quelle persone che hanno abitato il nostro territorio, che lo hanno visto cambiare, che lo hanno cambiato.

La Redazione
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