Museo archeologico: la domus ritrovata

Cremona. Venerdì 4 novembre,  inaugurazione del Museo Archeologico San Lorenzo con un nuovo allestimento che arricchirà la sezione dedicata allo “spazio privato”.

Si tratta dei resti di una domus ritrovata nel 2014 durante la ristrutturazione dell’ottocentesco Palazzo Zuccari, ex Distretto Militare, posto tra via Ruggero Manna, via Colletta e via del Consorzio, risalente alla seconda metà del II sec. a.C., i cui elementi strutturali sono stati disposti come prelevati dallo scavo ricreando l’impressione di accedere ad una casa antica. Per illustrare le difficoltà e le soluzioni innovative adottate, l’inaugurazione è stata preceduta da una conferenza di presentazione con proiezione di immagini relative a tutte le fasi del lavoro svolto.

Nicoletta Cecchini (Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Cremona, Lodi e Mantova) ha spiegato la storia del progetto, ringraziando tutti coloro che l’hanno reso possibile, in particolare il Comune di Cremona e Regione Lombardia, che l’ha cofinanziato. Il contesto di rinvenimento è stato illustrato da Gianluca Mete (Ra.Ga. – Ricerca Archeologica Geofisica Applicata, Como), mentre Giorgio Arcari (Opus Restauri, Parma) si è soffermato sul recupero ed il restauro, infine, Giovanni Tortelli (GTRF Architetti Associati, Brescia) ha parlato dell’allestimento all’interno del Museo Archeologico.

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Di seguito una sintesi di quanto emerso durante il convegno introdotto da Marina Volontè, Conservatore del Museo Archeologico.

Il recupero

Le condizioni di umidità del terreno e dell’ambiente hanno rappresentato il problema di maggiore difficoltà per l’intervento di distacco del mosaico e del cocciopesto, che richiede, per una buona riuscita, una superficie il più possibile asciutta.

Dapprima tutta le superfici sono state pulite e fotografate, provvedendo anche ad eseguire fermature nelle parti in cui le tessere presentavano distacchi dal sottofondo per quanto riguarda il mosaico, mentre il cocciopesto è stato consolidato con silicato di etile.

Successivamente è stata eseguita una mappa 1:10 dove sono state definite le sezioni dei pavimenti da recuperare con le indicazioni grafiche necessarie al momento della ricomposizione .

Viste le condizioni di umidità del terreno e le condizioni climatiche del periodo ancora invernale nel quale è avvenuto il recupero, è stata scelta una metodologia di intervento già adottata in situazioni analoghe e cioè le sezioni da recuperare, di dimensioni ridotte, di volta in volta sono state asciugate e riscaldate per permettere un perfetto incollaggio della tela fatta aderire con resina vinilica.

I contorni delle sezioni da rimuovere sono stati quindi disegnati e numerati prima sulla tela stessa, con un pennarello, e poi riportati con la loro numerazione sul telo del rilievo 1:1 e sul rilievo in scala ridotta.

Con un bisturi la tela è stata tagliata e si è eseguito il distacco delle sezioni con l’utilizzo di apposite leve piatte, le “spade”, che sono state spinte e inserite nel sottofondo mantenendo un movimento dall’alto verso il basso in modo da non recare alcun danno alla superficie. Le singole sezioni staccate sono state sistemate quindi su supporti di legno, accuratamente chiusi con carta da pacco per consentire la traspirazione e permettere l’asciugatura. I pavimenti sono stati recuperati in 60 sezioni circa.

Per il recupero della grande porzione di muro si è proceduto alla sua divisione in due blocchi, all’intelaggio di tutta la superficie a base con resina acrilica e all’esecuzione con il trapano di una serie di fori alla base del muro stesso distanti 7 – 8 cm tra loro, nei quali sono stati inseriti dei tondini d’acciaio del diametro di 0,6 mm. L’intera porzione di muro è stata poi chiusa in una cassaforma di contenimento in legno, necessaria a proteggere muro e intonaco durante le fasi di movimentazione, sollevamento con autogrù e trasporto.

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L’ intervento di restauro in laboratorio

Le sezioni di pavimento sia a mosaico che cementizio sono state ricollocate in laboratorio su pannelli di aerolam, costituito da lamelle in alluminio disposte a nido d’ape strette tra due pannelli in fibra di vetro.

Dapprima il retro di ogni sezione è stato accuratamente ripulito dalla malta di sottofondo e consolidato; poi è stato steso uno strato di malta ed incollata con resina acrilica una garza di cotone a garantire una maggiore tenuta. Le sezioni sono poi state fissate sui pannelli di supporto in areolam con una malta a base di calce, polveri di marmo colorate e resina acrilica.

Le tele di protezione a suo tempo incollate per l’intervento di distacco sono state tolte con acqua calda e spugne morbide mentre, sempre con vapori di acqua calda, sono stati rimossi dalla superficie tutti i residui di resina. A pulitura ultimata la superficie è stata consolidata e protetta con una stesura di resina acrilica in solvente aromatico.

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La ricollocazione e l’allestimento nel Museo di San Lorenzo

All’interno del Museo Archeologico di San Lorenzo, su supporti metallici appositamente realizzati, sono stati infine disposti i vari pannelli di pavimento e, con malta colorata, sono state integrate le linee di congiunzione presenti tra i pannelli stessi. Le grandi e medie lacune sono state integrate a imitazione della terra di scavo.

Nel cortile del Museo le due sezioni di muro recuperate, con l’uso di paranchi sorretti da una struttura in tubi innocenti, sono state sollevate e collocate su un apposito supporto metallico mobile e quindi liberate dalla struttura di protezione servita per il trasporto.

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Trasportate all’interno del Museo le due sezioni di muro sono state ricongiunte e sottoposte alle operazioni di restauro vero e proprio: rimosse le tele di protezione delle parti a intonaco sono state eseguite le operazioni di pulitura e consolidamento necessarie. Al termine, all’interno del Museo, i diversi pannelli di pavimentazione, unitamente agli elementi lapidei (la soglia marmorea che divide il pavimento a mosaico da quello in cocciopesto bianco e la pietra angolare alla base del muro) e alla porzione di muro recuperata con i relativi frammenti di intonaco, hanno ritrovato la loro originaria e suggestiva ricomposizione.